Giovedì Santo, i ‘Sepolcri’ nella tradizione del Cilento

Giovedì Santo, i ‘Sepolcri’ nella tradizione del Cilento

Con il ‘Giovedì Santo’ entra nel vivo la Settimana Santa momento in cui le tradizioni del Cilento affondano le radici in un passato remoto. Diverse le usanze che un tempo hanno caratterizzato la quotidianità. Fino alla seconda metà del secolo scorso, alcuni centri dell’entroterra offrivano ristoro ai più bisognosi emulando l’Ultima Cena di Gesù mentre resta viva la realizzazione dei ‘germogli di grano’.

I Sepolcri e i germogli di grano

Al termine della celebrazione in ‘Coena Domini’ si allestisce l’Altare della Reposizione. Inizia così quella fase in cui la pietà popolare assorbe una realtà ancestrale che restituisce un quadro devozionale intenso. Prende vita il Sepolcro che, nel linguaggio popolare, diventa ‘u Sabburcu’. Si realizza generalmente ai piedi di un Altare in uno spazio che richiama un’atmosfera di preghiera in cui i fedeli esternano la loro devozione. Elemento di risalto sono i caratteristici ‘germogli di grano’ che fungono da ornamento e costituiscono la parte materiale di quella stessa fede popolare. Per tradizione si preparano dal ‘Mercoledì delle Ceneri’ quando vengono benedetti i chicchi di grano. Il frumento sarà poi riposto al buio e in un luogo areato predisposto fra sottili strati di cotone man mano imbevuti di acqua. Per l’inizio del Triduo pasquale saranno completati con i simboli della rinascita: generalmente si tratta dei primi fiori di primavera.

il Mercoledì delle Ceneri si prepara il grano per i germogli
germogli di grano (foto Giuseppe Conte)

Giovedì Santo, tradizioni di ieri e di oggi

Nei tempi passati diverse sono state le tradizioni che hanno caratterizzato il Giovedì Santo. Per la maggior parte ad oggi se ne conserva appena la memoria. È, invece, vivo il ricordo di un’usanza calcata proprio sugli aspetti più importanti della passione di Cristo: la ‘cena dei poveri’. Con l’offrire ristoro ai più bisognosi della comunità, emulando ‘‘l’Ultima Cena’’, si concretizza, ancora una volta, quella benevolenza popolare che racchiude i segni di una forte devozione. Lasciando poi l’aspetto più puramente cristiano è necessario spostarsi ‘in tavola’ per capire un altro ‘rituale’ fondamentale: ed ecco far la sua comparsa la gastronomia. Si prepara la pizza chiena giacché il giorno seguente non era consentito il consumo delle carni. Si tratta di uno dei piatti più ricchi della Settimana Santa e che ancora adesso rimane il simbolo per eccellenza di quella Pasqua ‘antica’ nel Cilento seppur lontana dalla religione.

germogli di grano per allestire il Sepolcro del Giovedì Santo
germogli di grano decorati (foto Giuseppe Conte)

Giuseppe Conte

Giornalista pubblicista, coltiva la passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Appassionato di gastronomia realizza volentieri articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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