Ostigliano, fascino e mistero nell’antico rito delle lanterne

Ostigliano, fascino e mistero nell’antico rito delle lanterne

Ostigliano, 22 giugno 2021. Sono passati tanti anni da quando iniziai a scrivere di questa tradizione. Mi incuriosiva la totale dimenticanza nelle memorie locali. Manifestando la mia meraviglia per non aver trovato altre notizie all’infuori di quelle poche relative alla festa del Santo Patrono di Ostigliano l’ho definita ‘una peculiarità di questa piccola comunità religiosa’ chiamandola ‘processione delle lanterne’ per le sue caratteristiche.

Ostigliano, la processione delle lanterne

La processione in onore di San Giovanni una volta si ripeteva in più momenti dell’anno collocandosi all’inizio della stagione estiva e sul finire del mese di agosto. Quest’ultima era nota come San Giuanni re le fico ed era meno articolata poiché si esauriva con la sola processione che, però, risuonava come ringraziamento per la mietitura del grano da poco terminata e sicuramente anche per il buon raccolto dei fichi. La celebrazione del 24 giugno, invece, si chiamava San Giuanni re le murtedde; rappresentava il culmine di un sistema devozionale più ampio giacché si componeva di più momenti. In questo giorno si teneva la consueta processione. Si animata con la presenza di numerose centé, vale a dire caratteristici ex-voto ornati di ceri. Inoltre si apriva con una preziosa croce lignea ed argentea scolpita su entrambi i lati con immagini cristologiche e riconducibili alla figura del Battista.

Un antico rituale

Il 23 giugno, invece, giorno di vigilia, si svolgeva la ‘processione delle lanterne’ che, in questo caso, si apriva con 24 fiaccole accese caricando il corteo di un significato ben più profondo di quello che oggi rimane nei ricordi sbiaditi anche dei più anziani. È questo il momento cardine di una tradizione antichissima e che, probabilmente, rappresenta l’eredità culturale di una lenta evoluzione sociale proveniente da un contesto accettabilmente neo-pagano. L’antico rito, praticato ancora fino ai primissimi decenni della seconda metà del XX secolo, oggi è del tutto scomparso, riemergendo, con difficoltà, anche nelle sole memorie. Per la sua composizione sembra quasi calcare i canoni delle antiche lampadedromie.

Ostigliano, chiesa parrocchiale
Ostigliano, la chiesa di San Giovanni Battista (foto Giuseppe Conte)

Ostigliano, la devozione a San Giovanni

Come detto poc’anzi, la processione si apriva con 24 lanterne disposte in due file; il numero è assolutamente evocativo: oltre ad indicare la data della festa scandisce le ore del giorno. Il momento era propizio quando le ultime ore di luce cedevano il passo alle tenebre. Le torce erano alimentate ad olio quell’oro che garantiva un respiro all’economia locale insieme alla produzione dei rinomati fichi. Si sacrificava così, come dono, al caro patrono ‘San Giovanni Battista’ quell’importante fonte di sostentamento. Era questo, segno di una grande devozione, propria di una piccola realtà dell’odierno Cilento. Tuttavia, il fascino dello stesso rituale va oltre la visione popolare. Ancora adesso, nonostante sia ormai quasi dimenticato continua a rappresentare un gioiello prezioso da recuperare, perché le pagine più belle della storia locale sono legate alle sue tradizioni.

Giuseppe Conte

Giornalista pubblicista, coltiva la passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Appassionato di gastronomia realizza volentieri articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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