Moio della Civitella, il “rito delle croci” annuncia la primavera

Moio della Civitella, il “rito delle croci” annuncia la primavera

Nel giorno dell’Annunciazione piccole croci di legno, ottenute combinando due rametti di castagno, vengono benedette sulla Civitella. Si tratta di un rito arcaico che custodisce l’eredità di un mondo ancestrale. Eventi simili non hanno significato soltanto momenti puramente religiosi, ma hanno costituito l’occasione d’incontro della gente e, per tale motivo, si aprivano e si chiudevano con una grande solennità. Difficile ripercorrere le esatte dinamiche che hanno interessato questo singolare rituale; tuttavia, tracciando un quadro storico-geografico del luogo, è possibile almeno contestualizzarne la ricorrenza. Si celebra in questo modo l’arrivo della primavera su un’altura che domina una terra fertile su cui, tempi addietro, prese vita un importante centro fortificato.

Moio della Civitella: il contesto storico

Siamo a Moio della Civitella, un piccolo paese situato su una propaggine del versante nordoccidentale del Monte Gelbison. Non molto distante dall’abitato si trova il modesto pianoro su cui fu edificata una chiesetta. Da questo terrazzo naturale lo sguardo può spaziare cambiando rapidamente orizzonte. Puntando verso l’alto si ammira la maestosità del ‘Sacro Monte’; discendendo verso valle, invece, gli occhi seguendo prima l’andamento del torrente Badolato e poi scavalcando le colline, catturano agilmente le acque veline ove sorse l’antica Elea. E fu proprio fra le pertinenze di questa celebre colonia greca che rientrava la cittadella fortificata voluta sulla collina della Civitella. E si può dire che lo scopo difensivo di questa nuova realtà ne decretasse anche la sua importanza. Ciò fu dovuto sostanzialmente alla felice collocazione della fortezza che permetteva un serrato controllo su una vasta area posta alle spalle dell’antica Elea (poi Velia).

Da avamposto militare a riferimento cristiano

Dei suoi antichi splendori vi è oggi testimonianza nei resti delle mura perimetrali e la grandezza della colonia si evince dai grossi blocchi che, probabilmente, rappresentano ciò che sopravvive della ‘rocca’. Vi è poi il basamento di un’antichissima porta che lascia intuire, ancora una volta, la maestosità e l’imponenza di questo luogo. Il complesso è ora inglobato all’interno di un contesto paesaggistico che conferisce ulteriore fascino sia di carattere storico proprio per la presenza dei resti archeologici che culturale e religioso data la sopravvivenza del rito della ‘benedizione delle croci’ nel giorno dell’Annunciazione del Signore. In tempi decisamente più recenti, invece, fu edificata una cappella che potrebbe avere origini quattrocentesche, ma oggi si presenta con i rifacimenti del XIX secolo.

Il rito delle croci

È questo il punto nevralgico da cui necessariamente deve partire il racconto ‘delle croci’. La radura prospiciente l’edificio sacro, infatti, si anima il 25 marzo con l’affascinante ‘rito delle croci’ che, almeno in apparenza, potrebbe richiamare le vecchie rogazioni. I riti di primavera, dunque, nel corso dei secoli, sono diventati momenti collettivi, sociali ed ecclesiali, occasioni consolidate anche in questo lembo di ‘Antica Lucania’. Momento cardine della celebrazione, dunque, è per l’appunto la benedizione. Le pratiche illustrate da un punto di vista delle manifestazioni esteriori sono sicuramente pagane, ma da un punto di vista dei significati profondi derivano da dinamiche legate all’abitato almeno facendo riferimento al termine latino pagus che individua unvillaggio giacché nel lessico amministrativo romano stava ad indicare una circoscrizione territoriale rurale e cioè posta al di fuori dei confini della città principale, in questo caso Elea rispetto alla Civitella.

Moio della Civitella, la “benedizione delle croci”

Al contempo è da sottolineare che la ‘benedizione’ non può essere accostata in modo incondizionato al paganesimo, ma va necessariamente ricondotta ad un contesto cattolico. La genesi non cristiana, dunque, è evidente ma chi prende parte a queste tradizioni certamente si sente fortemente ancorato alla fede cristiana. Non va dimenticato che ci troviamo nelle vicinanze di un ben noto riferimento mariano del Cilento: il Santuario di Novi Velia che la leggenda delle ‘Sette Sorelle’ o delle ‘Sette Madonne’ accomuna proprio all’Annunziata sulla Civitella. Ad ogni modo, fra le gestualità dell’antico rituale, rivestito di una magia popolare, ci si lascia l’inverno alle spalle.

(Anche quest’anno, considerata l’emergenza COVID19, la funzione è rinviata )

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte è nato ad Agropoli (Sa). Coltiva la sua passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Racconta il Cilento attraverso fatti e memorie. È stato ideatore e gestore del blog cilentoitalia e dal 2019 di lineacilento.it. Appassionato di gastronomia realizza volentieri anche articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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