Ostigliano, a febbraio si celebra “San Rocco di penitenza”

Ostigliano, a febbraio si celebra “San Rocco di penitenza”
San Rocco Ostigliano

La festa di San Rocco, celebrata a febbraio a Ostigliano, richiama il ricordo di un passato non troppo lontano. Probabilmente nacque nella prima metà del Novecento, tra gli anni Quaranta e Cinquanta. La tradizione sarebbe stata istituita per chiedere protezione e porre fine a un’epidemia di tifo che potrebbe aver colpito il paese. Questa ricorrenza si sarebbe aggiunta a una celebrazione ancora più antica, legata alla fine di un contagio di peste. La festa rappresenta quindi un segno di devozione e di gratitudine della comunità, nata nei momenti difficili per invocare aiuto e ricordare la liberazione dalle malattie.

San Rocco di penitenza

Come succede anche in alcuni paesi vicini, le feste dedicate a San Rocco sono spesso legate a malattie ed epidemie. A Cardile, per esempio, il 29 dicembre si celebra il santo perché avrebbe liberato i bambini da un male che colpiva i denti. A Perdifumo, invece, la festa della terza domenica del mese ricorda la fine di un contagio. In molti casi queste ricorrenze nascono come voto per chiedere protezione durante tempi difficili, segnati da peste e carestia. L’origine della devozione potrebbe risalire addirittura al Seicento, in relazione alla terribile peste che colpì il Regno di Napoli nel 1656. Ancora oggi resta un segno concreto di questa fede: la processione che si svolge nella seconda metà di febbraio testimonia l’affidamento della comunità a San Rocco e il ricordo della protezione ricevuta.

San Rocco, baluardo di protezione

La cappella di San Rocco si trova all’estremità più alta del tessuto urbano inferiore di Ostigliano. La posizione lascia intuire un chiaro tentativo di porre al riparo la comunità dai mali connessi a peste e carestie. È stato d’uso, infatti, edificare baluardi cristiani di protezione, proprio ai margini dell’abitato, con l’intendo di porre sotto l’affidamento celeste la comunità. Le notizie sulla chiesetta consacrata al Santo da Montpellier sono relativamente scarne: si possono estrapolare da alcune fonti storiche non di antica origine e le prime risalgono alla seconda metà del XIX secolo. Nel 1875 è menzione della cappella che, proprio per la sua tarda citazione, lascia intuire, con molta probabilità, che sia stata costruita su una più vetusta costruzione. È accettabile che abbia sostituito un piccolo sacellum consacrato a Santa Sofia. Ne sarebbe testimonianza nella toponomastica che interessa proprio questo rione del paese di Ostigliano.

San Rocco ad Ostigliano, questioni di toponomastica

Alcuni gradini alti conducono alla cappella, che si trova in una posizione sopraelevata rispetto alle case vicine. La strada su cui si affaccia oggi si chiama via San Rocco. Tuttavia, questo nome è relativamente recente. La denominazione attuale risale infatti agli anni Settanta del Novecento, quando sostituì il precedente nome di Santa Sofia. La traccia di questo cambiamento è ancora visibile: la nuova targa è stata sovrapposta a quella più antica, segnando ufficialmente la modifica della toponomastica del paese. Fino alla seconda metà del secolo scorso, il nome Santa Sofia era molto diffuso nella zona. Non indicava solo la strada, ma anche la piazzetta principale e la via che, dal centro del paese, sale verso la cappella. Il cambiamento del nome rappresenta quindi una trasformazione significativa nella memoria e nell’identità del luogo.

Ostigliano
Ostigliano, intersezione Piazza Santa Sofia – Via San Rocco

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte è nato ad Agropoli (Sa). Coltiva la passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Racconta il Cilento attraverso fatti e memorie. È stato ideatore e gestore del blog cilentoitalia e dal 2019 di lineacilento.it. Appassionato di gastronomia realizza volentieri anche articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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