Moio della Civitella, una suggestiva tradizione: il “rito delle Croci”
Nel contesto di Moio della Civitella, la tradizione della “benedizione delle Croci” richiama ritualità ancestrali connesse al passaggio stagionale dall’inverno alla primavera. Tale pratica segna simbolicamente l’inizio dell’anno agrario, secondo una concezione del tempo oggi in parte distante ma ancora profondamente radicata nella cultura popolare. Ogni 25 marzo, in occasione della Annunciazione, piccole croci lignee, ottenute dall’unione di due rametti di castagno, vengono benedette sull’altura della Civitella.
Il contesto storico e paesaggistico
Ci troviamo a Moio della Civitella, piccolo centro situato su una propaggine del versante nord-occidentale del Monte Gelbison. A breve distanza dall’abitato si estende un modesto pianoro sul quale sorge una chiesetta, collocata su un naturale terrazzo panoramico. Da questo punto lo sguardo può spaziare agevolmente in diverse direzioni: verso l’alto si impone la maestosità del cosiddetto “Sacro Monte”, mentre verso valle l’orizzonte segue dapprima il corso del Torrente Badolato e, oltre le colline, raggiunge le acque del litorale dove sorse l’antica Elea, successivamente nota come Velia. In questo contesto territoriale rientrava anche la cittadella fortificata edificata sulla collina della Civitella. La funzione difensiva della fortificazione ne determinò l’importanza strategica, grazie alla posizione dominante che consentiva un controllo efficace su un’ampia area retrostante l’antica città di Elea-Velia e sulle principali vie naturali di collegamento del territorio circostante.
Moio della Civitella, da avamposto militare a riferimento cristiano
Dei suoi antichi splendori vi è oggi testimonianza nei resti delle mura perimetrali e la grandezza della colonia si evince dai grossi blocchi che, probabilmente, rappresentano ciò che sopravvive della ‘rocca’. Vi è poi il basamento di un’antichissima porta che lascia intuire, ancora una volta, la maestosità di questo luogo. Il complesso è ora inglobato all’interno di un contesto paesaggistico che conferisce ulteriore fascino sia di carattere storico proprio per la presenza dei resti archeologici che culturale e religioso data la sopravvivenza del rito della ‘benedizione delle croci’ nel giorno dell’Annunciazione del Signore. In tempi più recenti, invece, venne edificata una cappella che potrebbe avere origini quattrocentesche, ma oggi si presenta con i rifacimenti del XIX secolo.

Il rito
Nel territorio di Moio della Civitella prende avvio il racconto della tradizione delle “croci”. La radura antistante l’edificio sacro, situata sulla collina della Civitella, si anima ogni 25 marzo con il rito della benedizione delle croci, pratica che, almeno sul piano formale, richiama le antiche rogazioni. I riti primaverili, nel corso dei secoli, si sono progressivamente configurati come momenti di partecipazione collettiva, assumendo una dimensione al tempo stesso sociale, religiosa ed ecclesiale, radicata anche in questo territorio dell’antica Lucania. Fulcro della celebrazione è il momento della benedizione, che conferisce significato simbolico all’intero rituale. Sebbene le manifestazioni esteriori possano evocare pratiche di origine pagana, i loro significati profondi rimandano alle dinamiche comunitarie dell’insediamento locale. In tal senso è significativo il riferimento al termine latino pagus. Indicava un villaggio o una circoscrizione rurale posta al di fuori del centro urbano principale, come nel caso del rapporto tra Elea e la Civitella.
La benedizione
Al contempo è da sottolineare che la ‘benedizione’ non può essere accostata in modo incondizionato al paganesimo, ma è ricondurre a un contesto cattolico. La genesi non cristiana, dunque, è evidente ma chi prende parte a queste tradizioni certamente si sente fortemente ancorato alla fede cristiana. Non va dimenticato che ci troviamo nelle vicinanze di un noto riferimento mariano del Cilento: il Santuario di Novi Velia che la leggenda delle “Sette Sorelle” o delle “Sette Madonne” accomuna proprio all’Annunziata sulla Civitella. Ad ogni modo, fra le gestualità dell’antico rituale, rivestito di una magia popolare, ci si lascia l’inverno alle spalle.

Il programma:
