Novi Velia, l’11 ottobre si chiude la stagione dei pellegrinaggi 2026
La seconda domenica di ottobre, seguendo una consuetudine ormai ben radicata nella cultura locale, si chiude la stagione dei pellegrinaggi al Santuario del Sacro Monte di Novi Velia. L’11 ottobre 2026 alle ore 12:00 la solenne celebrazione porta alla tradizionale velatura dell’immagine della Vergine.
Il Santuario
Il Santuario del Sacro Monte potrebbe risalire al X o XI secolo e sarebbe sorto dove, in precedenza, si trovava probabilmente un antico tempio pagano, forse costruito dagli Enotri. La cristianizzazione del luogo potrebbe essere avvenuta già durante il periodo dei Saraceni. A confermarlo sarebbe anche l’etimologia del nome “Gelbison”, attribuito alla montagna, che potrebbe significare “Monte dell’idolo”, richiamando le origini del sito. Secondo la documentazione disponibile, già nel 1131 esisteva un luogo di culto dedicato alla memoria della Vergine Maria. Nel corso dei secoli, il complesso subì numerosi interventi di ristrutturazione e ampliamento. La stratificazione architettonica è oggi poco evidente, poiché nei primi anni del Novecento la chiesa venne ampliata, assumendo l’attuale struttura a tre navate, separate da possenti colonne. Al centro si trova l’Altare Maggiore, sormontato da una nicchia che custodisce l’immagine della Madonna.

Pastori e cavalieri
Secondo la tradizione, la fondazione del Santuario sarebbe legata agli abitanti di Novi Velia. Si racconta che alcuni pastori del paese, guidati da un agnello, raggiunsero una grotta nei pressi della montagna, dove trovarono un’immagine della Vergine Maria. Più suggestiva è la leggenda dei due cavalieri. Durante una cavalcata, i due giunsero sul monte: uno, cristiano, entrò nella chiesa per pregare la Madonna, mentre l’altro rimase fuori, deridendolo. Poco dopo, il suo cavallo si imbizzarrì e corse verso un precipizio. Terrorizzato, il cavaliere invocò l’aiuto della Madonna e, miracolosamente, l’animale compì un salto, raggiungendo una grande roccia e salvandogli la vita. Il masso, la cui forma ricorda l’impronta di uno zoccolo, è ancora chiamato “ciampa”. Secondo la tradizione, centrare la roccia con una monetina sarebbe inoltre un gesto portafortuna.

L’immagine della Vergione
A dominare la scena è senza dubbio quell’immagine della Madonna che con lo sguardo cattura l’animo dei fedeli da secoli. Il colorito e l’iconografia richiamano le fattezze orientali e per questo è erroneamente chiamata “Bruna” ma per eccellenza è la Madonna del Cilento e non solo. L’affluenza dei pellegrini, infatti, ha sempre interessato tutta l’area dell’antica Lucania e di una parte della Calabria. Dall’ultima domenica di maggio e fino alla seconda di ottobre, migliaia di devoti, riuniti spesso nelle tradizionali “compagnie”, compiono quello storico camminare che si concretizza con l’ascesa alla montagna. Sono in tanti a raggiungere ancora la meta attraverso il vecchio sentiero, a tratti gradinato, che si fa spazio fra le rocce e la vegetazione. Le pietre levigate sono il segno di un “passaggio” che dura ormai da secoli. Dal piazzale della Chiesa la vista gode di un panorama molto suggestivo.
