Cilento, le fòcare illuminano la notte di Natale

Cilento, le fòcare illuminano la notte di Natale

La Vigilia di Natale è caratterizzata dall’accensione dei ‘falò’ che, in Cilento, assumono sfumature diverse nell’onomastica. Al di là del nome identificano una stessa consuetudine, ancora viva e ben radicata nel nostro territorio. Secondo la trazione, il falò di viglia è acceso per riscaldare Gesù Bambino durante la gelida notte di Natale e diviene momento compartecipato e di aggregazione.

Le ‘fòcare del Cilento’ nei significati del fuoco

Una delle tradizione più diffuse nel Meridione d’Italia, è l’accensione del falò di vigilia. Accade per il Natale ma anche in occasione di diverse festività patronali. Significativo il caso di Sant’Antonio Abate e singolare quello di Sant’Elena a Laurino. Qui parliamo di fanoje ed è facile intuire come l’onomastica sfumi rapidamente. Così tra cippi e fucuni, la notte di Natale si anima nei modi, nei tempi e soprattutto nei significati. È ben noto l’alto valore simbolico che il fuoco assume e mantiene nel corso della storia. Parliamo di quella ‘luce’ che riflette proprio questo particolare momento dell’anno. E allora non ci resta che fare un viaggio tra i falò di vigilia preparati soprattutto nelle piccole realtà. Faremo tappa in diversi angoli del Cilento proprio per evidenziare le peculiarità che, talvolta appartengono soltanto ad una singola comunità.

Campora, un ‘ciocco’ di buon auspicio

Il significato più profondo delle fòcare, dunque, dimora nei tempi antichi. Campora è testimone di un rituale probabilmente altrove scomparso mentre qui, continua a mantenere un forte legame con la tradizione più arcaica. La fòcara si organizza già nei gironi che precedono la vigilia. Prima della celebrazione della Santa Messa, il cumulo di legna viene benedetto. Si procede poi all’accensione. Il falò inizia ad ardere. Quando le fiamme sono vive, è usanza portare un ‘ciocco’ acceso che verrà unito al camino della propria casa, in segno di buon auspicio.

Piaggine, le fòcare rionali

Singolare il caso di Piaggine. Le fòcare, in paese, danno origine ad una vero e proprio sistema tradizionale che, durante la notte anima i diversi quartieri del paese. Siamo ai piedi del Cervati: qui le fòcare diventano rionali. Nella sera di vigilia i rioni ‘a tempa, ‘i coste, ‘i monaci e ‘a chiazza accolgono la nascita di Gesù con l’accensione delle consuete fòcare. Ogni quartiere si adopera per la buona riuscita del falò. Fin dai tempi passati è tradizione raccogliere la legna già nei giorni precedenti la Notte Santa. Ogni rione mostra orgogliosamente il suo lavoro. Durante la veglia poi, le fòcare diventano un luogo conviviale, riaccendendo l’atmosfera di festa come accadeva nel passato.

La ‘fochera’ di Mandia

Arrivati a Mandia (Ascea), bisogna abbandonare le fòcare, qui si accende la fochera. I giovani del paese procurano la legna. Dal bosco trasportando ‘i cippi di castagno ormai secchi. Giunti in piazza si sistemano in modo da permettere la realizzazione della fochera. Un tempo ardeva nello spiazzo antistante la piccola chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni Battista. Oggi, invece, è allestito nella piazza principale. Mandia, come diverse altre realtà eredita la tradizione del falò di vigilia dalle generazioni scorse. Ed ha nel tempo mantenuto continuità con il passato. Ne è testimone il buon operato degli abitanti del posto che, gelosamente custodiscono e portano avanti una lunga tradizione.

Giuseppe Conte

Giornalista pubblicista, coltiva la passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Appassionato di gastronomia realizza volentieri articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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