Ostigliano, la storicità di Santa Caterina nella fonti documentarie e nella memoria

Ostigliano, la storicità di Santa Caterina nella fonti documentarie e nella memoria

Ostigliano un tempo mostrava una magna devozione nei confronti di Santa Caterina d’Alessandria. Oggi rimane poco degli antichi splendori, ma sussiste quella velata storia da cui è percettibile il legame fra la comunità e la giovane martire proveniente dall’Egitto.

Ostigliano, il culto di Santa Caterina d’Alessandria

Il culto di Santa Caterina d’Alessandria a Ostigliano è documentabile fin dal XVII secolo. Dalle visite pastorali, susseguitesi a partire dai principi del Seicento, si evince con estrema chiarezza la presenza del culto che, lascia intuire, l’istituzione in tempi ancora più remoti. La storia della chiesa locale, infatti, abbraccia la figura di Santa Caterina probabilmente fin dalla sua edificazione. In particolare, il Vicario Gerolamo Prignano di Novi, in occasione della visita avvenuta proprio nel XVII secolo annota la presenza della cappella di Santa Caterina che consensu Universitatis eiusdem casalis Cappellanus est D. Franciscus Paladinus ut ex bullis a Vic. Rosa de anno 1642 die 24. Il cappellano di S. Caterina, il 2 giugno del 1652, firma una lettera con la quale s’informava il vescovo Carafa sulle vicende relativa ai beni della cappella. Si dice che possiede un bel reliquiario a mezzobusto. In seguito, però, le notizie si affievoliscono nettamente.

Ostigliano
Ostigliano (foto Giuseppe Conte)

Le memorie e la storia

Negli anni che seguirono, il culto di Santa Caterina appare compromesso. Sembra quasi che vi sia stata una riconversione verso figure cristiane a quell’epoca più popolari che, in qualche modo, abbiano ridisegnato la devozione locale. Nelle memorie è ancora viva la festività che, quasi certamente, prevedeva una partecipata processione. A partire dagli anni ‘50 del secolo scorso, però, diversi fattori hanno determinato la cadenza del culto. Si conserva, tuttavia, la celebrazione della Santa Messa che si tiene il 25 novembre, unico elemento superstite di una tradizione che doveva risultare ben più ambita. Del resto non va dimenticato che Santa Caterina d’Alessandria o del Monte Sinai ricopre una grande importanza nel panorama culturale legato al mondo contadino. Basti pensare al celebre detto che recita Come Catarenea accussì Natalea oppure a Santa Catarina ‘ngoppula e camina. Entrambi alludono alle condizioni climatiche che, nel secondo caso, si legano alle tempistiche delle colture.

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte è nato ad Agropoli (Sa). Si laurea in Lettere con una tesi sul dialetto cilentano, una delle principali tematiche trattate nei suoi lavori. Giornalista pubblicista, coltiva la passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Racconta il Cilento attraverso fatti e memorie. È stato ideatore e gestore del blog cilentoitalia e dal 2019 di lineacilento.it. Dal 2020 scrive per il ‘Quotidiano del Sud’. Appassionato di gastronomia realizza volentieri anche articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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