I ‘Giorni della Merla’: l’inverno secondo la credenza popolare…

I ‘Giorni della Merla’:  l’inverno secondo la credenza popolare…

I ‘Giorni della Merla’, per tradizione, si riferiscono al 29, 30 e 31 gennaio. Indicano, sempre secondo la trazione, i giorni più freddi dell’anno e possono ‘sconfinare’ fino all’1 febbraio.

Leggende e racconti

Non avendo un riferimento scientifico accettabile, ecco che la genesi più remota dei giorni della merla fa i conti con la leggenda. Diversi, infatti, sono i racconti che rivendicano proprio la nascita di questa locuzione. Nella quasi totalità dei casi, al centro delle narrazioni, si pone quest’uccello che abita largamente tutto il territorio italiano. Si racconta, che sul finire del mese di gennaio, una merla bianca con i suoi pulcini si riparò nella canna fumaria di un camino per sopravvivere al freddo. La neve aveva ricoperto completamente alberi e tetti. Per tre giorni gli uccellini rimasero all’interno del comignolo. Arrivato febbraio il maltempo cessò e la famigliola di merli uscì dal nascondiglio. Nel frattempo la fuliggine aveva completamente annerito il loro piumaggio che da allora divenne nero.

Giorni della Merla: l’inverno e la neve nella poesia italiana

Salvatore Quasimdo titola un suo celebre componimento ‘Antico inverno’:

Desiderio delle tue mani chiare
nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.

Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano subito di neve;
cosí le parole:
un po’ di sole, una raggera d’angelo,
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d’aria al mattino.

È Giovanni Pascoli, invece, a farci abbracciare quel candido bianco: la neve

Lenta la neve, fiocca, fiocca, fiocca,
senti: una zana dondola pian piano.
Un bimbo piange, il piccol dito in bocca,
canta una vecchia, il mento sulla mano,
La vecchia canta: – Intorno al tuo lettino
c’è rose e gigli, tutto un bel giardino.
Nel bel giardino il bimbo s’addormenta.
La neve fiocca lenta, lenta, lenta.

La stessa ‘neve’ che ci regala Gabriele D’Annunzio:

Scendi con pace,
o neve: e le radici
difendi e i germi.
che daranno ancora
erba molta agli armenti.
all’uomo il pane.
Scendi con pace, si che al novel tempo
da te nutriti, lungo il pian ridesto,
corran qual greggi obbedienti i fiumi.

Cilento d'inverno
Cilento, immagine invernale (foto Giuseppe Conte)

Giuseppe Ungaretti ci lascia immaginare un ‘Paese sotto la neve’:

Vorrei imitare
questo paese
adagiato
nel suo camice
di neve.

La ‘Nevicata’ ci propone Giosuè Carducci:

Lenta fiocca la neve pe ‘l cielo cinereo: gridi,
suoni di vita più non salgono da la città,
non d’erbaiola il grido o corrente rumore di carro,
non d’amor la canzon ilare e di gioventù.
Da la torre di piazza roche per l’aere le ore
gemon, come sospir d’un mondo lungi dal dì.
Picchiano uccelli raminghi a’ vetri appannati: gli amici
spiriti reduci son, guardano e chiamano a me.
In breve, o cari, in breve – tu càlmati, indomito cuore –
giù al silenzio verrò, ne l’ombra riposerò.

Giuseppe Conte

Giornalista pubblicista, coltiva la passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Appassionato di gastronomia realizza volentieri articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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