Parmarieddi, il ‘piatto propiziatorio’ che apre la ‘Settimana Santa’

Parmarieddi, il ‘piatto propiziatorio’ che apre la ‘Settimana Santa’

Parmarieddi è un nome propiziatorio che viene dato ad un particolare tipo di pasta preparato in occasione della Domenica delle Palme. A livello gastronomico apre la ‘Settimana Santa’ in alcune zone dell’antica Lucania che oggi fanno parte della zona meridionale del salernitano e anche del Cilento. È una tradizione che, soprattutto negli ultimi anni, si è ridimensionata notevolmente, seppur, in contrapposizione, si assiste ad un tentativo di rivalutazione per mantenere vive le proprie radici.

Parmarieddi, la contestualizzazione storico-geografica

I parmarieddi sono un piatto probabilmente molto antico. L’area di diffusione è certamente circoscritta se si tiene in considerazione solamente il Cilento già inteso nelle delimitazioni attuali. Infatti, nel perimetro del ‘Cilento Antico’, non risulta essere una consuetudine particolarmente viva, facendo addirittura ipotizzare che vi sia appartenuta soltanto in tempi lontani. Ne sarebbe conferma nel fatto che, tra le preparazioni pasquali, è forse l’unica che non viene portata in tavola con frequenza. Situazione diversa, invece, appare quella che interessa la valle del Calore. I parmarieddi, invero, nei centri di Piaggine e Valle dell’Angelo sono ancora una tradizione ben conservata. Come di consueto si portano in tavola la Domenica delle Palme. È però da notare come questo particolare tipo di preparazione non sia comunque diffuso in tutti i centri della zona. Probabilmente si registra una maggiore concentrazione laddove un tempo i campi di grano erano abbondanti.

Parmarieddi o palmarieddi?

L’origine onomastica del piatto è strettamente legata al significato. Tuttavia, il nome stesso traccia già una sua ricca storia, seppur in parte incerta e non del tutto chiara. Il dialetto locale restituisce la forma parmarieddi, poiché la r subisce il fenomeno del rotacismo, adattandosi alle strutture fonetiche della parlata locale. In zone diverse dal Cilento, come il Vallo di Diano, invece, occasionalmente rimane proprio nella forma ‘palmarieddi’, accezione condivisa anche con una parte della Basilicata, ma convive con la forma parmarieddi, e ancora, parmi e parmitieddi (decisamente distante è l’appellativo ‘foglie d’ulivo’, una trasformazione chiaramente moderna). Resta, invece, nella forma parmarieddi nell’alta valle del Calore.

Una triplice simbologia

Il nome dei parmarieddi, o, a questo punto, palmarieddi, racchiude un triplice significato dal forte valore simbolico. Indica, infatti: la ‘palma benedetta’, generalmente un ramo d’ulivo come emblema di pace; il palmo come unità di misura del grano; e il palmo della mano che lavora l’impasto. Questi tre elementi rivelano un’essenza ancestrale che ancora emerge a tratti nella cultura di questi luoghi.

parmarieddi o palmarieddi
parmarieddi realizzati con l’ausilio di due mani

I parmarieddi in tavola

Si tratta di un piatto propiziatorio che veniva preparato in occasione di questo importante appuntamento religioso per affidare il raccolto alle figure celesti. Ed ecco che i parmarieddi sapientemente preparati la ‘domenica delle Palme’ diventano una straordinaria tradizione. La lavorazione richiede una certa maestria. Dopo aver impastato la farina con l’acqua, le nude mani formano dapprima dei piccoli cilindri di impasto e poi restituiscono la caratteristica forma che richiama una foglia d’ulivo (da qui anche il nome moderno) o una spiga di grano. Sono serviti con il sugo di pomodoro che, secondo le usanze di famiglia, può prevedere l’aggiunta di carni.

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte è nato ad Agropoli (Sa). Si laurea in Lettere con una tesi sul dialetto cilentano, una delle principali tematiche trattate nei suoi lavori. Giornalista pubblicista, coltiva la passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Racconta il Cilento attraverso fatti e memorie. È stato ideatore e gestore del blog cilentoitalia e dal 2019 di lineacilento.it. Dal 2020 scrive per il ‘Quotidiano del Sud’. Appassionato di gastronomia realizza volentieri anche articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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