Madonna della Pinna, l’Ascensione in un’antica tradizione devozionale

Madonna della Pinna, l’Ascensione in un’antica tradizione devozionale

Tre giorni prima dell’Ascensione (il giovedì conservando la data d’origine prima della soppressione negli anni ’70 delle festività infrasettimanali) la Madonna della Pinna è portata in processione dal paese fino alla cappella situata su un’altura che domina sulla vallata. Così a Sant’Angelo a Fasanella ogni anno si rinnova un rituale che racchiude i segni di una devozione antica.

Il contesto storico

Il nome è l’unione degli antichi centri di Sant’Angelo e Fasanella, quest’ultima città distrutta da Federico II di Svevia, di cui ancora si conserva memoria. Il paese è storicamente diviso nei tre rioni denominati ‘Sopra la terra’, ‘Dentro la terra’ e ‘Sotto la terra’. Tra le architetture del centro storico, emergono il Cstello Baronale e la Chiesa di Santa Maria Maggiore, ma passeggiando per le vie del paese è possibile imbattersi in altrettanti edifici importanti che richiamano la storia dei secoli scorsi. Oltre la grande Piazza Ortale si trova il Convento francescano mentre ai margini del paese, va ricordata la chiesetta della ‘Madonna della Pinna’. Ampio spazio, poi, è riservato ai beni paesaggistici: l’Antece e la Grotta-santuario di San Michele sono Patrimonio UNESCO.

Sant'Angelo a Fasanella
Sant’Angelo a Fasanella

La Madonna della Pinna

La cappella della Madonna della Pinna è situata fuori dall’abitato e trova spazio su un poggio da cui è possibile dominare il territorio circostante. La posizione non è casuale e, sebbene sia una consuetudine molto diffusa in passato, in questo caso riflette l’essenza di un’importante ricorrenza: quella dell’Ascensione. E proprio la posizione ad una quota elevata lascia intuire metaforicamente l’ascesa al cielo di Gesù. La chiesetta, di modeste dimensioni, custodisce al suo interno un’immagine della Vergine scolpita direttamente sulla parete di fondo, ascrivibile al XIV secolo e che, probabilmente, è coeva all’edificazione stessa della cappella. Tre giorni prima dell’Ascensione si sale in pellegrinaggio partendo dalla chiesa parrocchiale del paese e portando in processione quella Madonna che a Sant’Angelo a Fasanella è popolarmente incardinata come ‘della Pinna’. Si tratta, questa volta, di una scultura più recente, databile XIX secolo.

Madonna della Pinna, l’interpretazione onomastica

Non è nota l’origine etimologica del nome accostato alla Vergine in questo luogo. Di certo ha una genesi antica trapelata nella modernità attraverso usanze cristiane che oggi si rivelano nelle loro forme più tradizionali. Ci troviamo in un contesto storico-economico che, soprattutto nei secoli passati, ha posto al centro una quotidianità che ruota intorno alla sfera agricola e pastorale. Ed ecco che ben si inseriscono quelle consuetudini maturate nella sfera religiosa che, ancora adesso, si traducono in tradizioni cariche di significato. Dal dono del latte, un rito ormai quasi scomparso, alla preparazione dei tagliolini. E ancora: l’erba della Madonna che si raccoglie quando si ritorna in paese portando con sé nuovamente l’immagine della Vergine. Rimane così avvolta nel fascino e nel mistero la Madonna della Pinna che per Sant’Angelo a Fasanella rappresenta una bella pagina della sua storia cristiana.

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte è nato ad Agropoli (Sa). Si laurea in Lettere con una tesi sul dialetto cilentano, una delle principali tematiche trattate nei suoi lavori. Giornalista pubblicista, coltiva la passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Racconta il Cilento attraverso fatti e memorie. È stato ideatore e gestore del blog cilentoitalia e dal 2019 di lineacilento.it. Dal 2020 scrive per il ‘Quotidiano del Sud’. Appassionato di gastronomia realizza volentieri anche articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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