Ostigliano, Santa Caterina d’Alessandria: storia e devozione
Il culto di Santa Caterina d’Alessandria a Ostigliano ha radici antiche e profonde. Sebbene oggi la sua presenza liturgica sia ridotta, la memoria della santa martire permane nella storia architettonica, nella devozione e nella letteratura popolare testimoniando un legame forte tra la spiritualità della comunità e una figura che un tempo era centrale nella religiosità cilentana.
Le tracce di Santa Caterina a Ostigliano
La presenza di un altare dedicato a Santa Caterina nella chiesa madre di Ostigliano risale almeno al 1646, come attestato da una visita del vicario Gerolamo Prignano di Novi. In quell’epoca, quindi, la devozione era già istituzionalizzata e faceva parte dell’assetto ecclesiastico del paese. Il prelato annota la presenza della cappella di Santa Caterina che consensu Universitatis eiusdem casalis Cappellanus est D. Franciscus Paladinus ut ex bullis a Vic. Rosa de anno 1642 die 24. Inoltre, il cappellano di S. Caterina, il 2 giugno del 1652, firma una lettera con la quale s’informava il vescovo Carafa sulle vicende relativa ai beni della cappella. Si dice che possiede un bel reliquiario a mezzobusto. In seguito, però, le notizie si affievoliscono nettamente. Nel passato, il culto non era isolato: era parte di un più ampio tessuto di devozioni che accompagnavano la vita religiosa della comunità. Nei secoli successivi al XVII–XVIII, il culto ha conosciuto un progressivo declino.
Memoria e letteratura popolare
Nel 900, dunque, il culto di Santa Caterina, appare profondamente compromesso. Sembra quasi che vi sia stata una riconversione verso figure cristiane a quell’epoca più popolari che, in qualche modo, ridisegnano la devozione locale. Nelle memorie è ancora viva la festività che, quasi certamente, prevedeva una partecipata processione. A partire dagli anni ‘50 del secolo scorso, però, diversi fattori hanno determinato la decadenza del culto. Si conserva, tuttavia, la celebrazione della Santa Messa che si tiene il 25 novembre, unico elemento superstite di una tradizione che doveva risultare ben più ambita. Del resto non va dimenticato che Santa Caterina d’Alessandria o del Monte Sinai ricopre una grande importanza nel panorama culturale legato al mondo contadino. Basti pensare al celebre detto che recita Come Catarenea accussì Natalea oppure a Santa Catarina ‘ngoppula e camina. Entrambi alludono alle condizioni climatiche che, nel secondo caso, si legano alle tempistiche delle colture.