Cilento, il “Carnevale” della tradizione tra personificazione e cultura popolare

Cilento, il “Carnevale” della tradizione tra personificazione e cultura popolare
Carnevale, maschere tipiche - San Mauro Cilento (foto Livio Marrocco)
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Nel Cilento, il Carnevale conserva una ricca tradizione popolare che si manifesta attraverso stornelli profondamente radicati nella cultura contadina. Questi canti vengono eseguiti soprattutto tra l’ultima domenica di Carnevale e il Martedì Grasso, suscitando un forte senso di appartenenza e legame con le proprie radici culturali.

La personificazione

Le tradizionali “masckarate” del Cilento rappresentano un’antica pratica popolare, finalizzata probabilmente a esorcizzare l’inverno e a scongiurare carestie, favorendo così l’abbondanza. Queste manifestazioni seguono uno sceneggiato rituale articolato in più atti, che culmina con la morte simbolica di Carnuluvaro. Il fantoccio, generalmente realizzato con paglia e vecchi abiti simili a stracci, viene infine bruciato, assumendo la funzione di eliminare ogni negatività e aprire simbolicamente le porte al “nuovo anno” nella cultura locale. Dal punto di vista socio-culturale, le masckarate rappresentano un fenomeno di grande interesse, in quanto testimoniano le peculiarità storiche e identitarie del territorio cilentano. La pratica, infatti, si conserva con particolare intensità in alcune comunità, tra cui San Mauro Cilento e Ostigliano, dove continua a essere un momento di partecipazione collettiva e di trasmissione delle tradizioni. Esse incarnano così la memoria storica e la vitalità culturale del Cilento.

Carnevale nella letteratura popolare del Cilento

Nel contesto culturale del Cilento, il Carnevale si esprime in maniera peculiare attraverso semplici “stornelli”, forme di poesia popolare oggi quasi perdute. Un esempio significativo di queste filastrocche proviene dalla tradizione orale di Ostigliano, frazione di Perito, raccolta personalmente durante una ricerca sul campo. Nei versi si legge: “Carnuluvaro mio chino re ‘nnoglie, oj maccaruni e rimani foglie”. Il significato letterale è facilmente interpretabile: “Carnevale mio, pieno di ‘nnoglie (insaccato tipico), oggi pasta e domani foglie”, con chiaro riferimento alla Quaresima imminente. Il senso metaforico dei versi evidenzia un legame tra la festa del Carnevale e il periodo di penitenza successivo, sottolineando l’aspetto spirituale della tradizione. Questi stornelli, pur semplici, rivelano la ricchezza della cultura cilentana e testimoniano la vitalità di una poesia popolare spesso trascurata, capace di coniugare elementi rituali, gastronomici e simbolici, e di raccontare la vita e le radici della comunità locale.

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte è nato ad Agropoli (Sa). Dopo aver frequentato l'istituto tecnico si laurea in studi umanistici. Coltiva la passione per le tradizioni indagando soprattutto la componente religiosa. È stato ideatore e gestore del blog cilentoitalia e dal 2019 di lineacilento.it. Contatti: info@lineacilento.it oppure giuseppe2021@yahoo.it

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