Novi Velia, il Sacro Monte riapre le porte…
A partire dagli anni ’60 del Novecento, ininterrottamente, l’ultima domenica di maggio, un rito suggestivo segna l’inizio dei pellegrinaggi al Sacro Monte: l’immagine della Madonna di Novi Velia è “svelata” e restituita alla devozione popolare. Domenica 31 maggio 2026 si rinnova il rituale.
Il Santuario
Il principale santuario del Cilento sorge sulla vetta del Monte Gelbison, toponimo di origine saracena interpretabile come “Monte dell’Idolo”. Tale denominazione suggerisce l’esistenza di una funzione cultuale del sito già in epoca remota, antecedente alla cristianizzazione dell’area. È plausibile ipotizzare che, prima dell’edificazione del santuario cristiano, la montagna ospitasse un luogo di culto pagano, forse riconducibile agli Enotri, sebbene non sia possibile identificare con certezza la divinità venerata. La ricostruzione storica del passaggio dalla dimensione pagana a quella cristiana appare fondamentale per comprendere la continuità simbolica e religiosa del sito nel corso dei secoli. In tale prospettiva, una datazione attendibile della trasformazione del luogo in santuario cristiano può essere collocata intorno al X secolo, periodo in cui gruppi di monaci basiliani trovarono rifugio nelle aree interne dell’antica Lucania, contribuendo alla diffusione del monachesimo orientale nel Mezzogiorno medievale.
La storia
Risulta tuttavia complesso individuare una continuità storica certa e definire con precisione il momento in cui la vetta del Monte Sacro venne destinata al culto cristiano. Più plausibile appare l’ipotesi di un processo graduale di trasformazione, legato all’insediamento e all’adattamento dei monaci italo-greci nel territorio. È verosimile che tali comunità monastiche abbiano inizialmente occupato le cavità naturali presenti lungo i pendii della montagna, utilizzandole come rifugi e luoghi di preghiera, per poi edificare, in una fase successiva e in un contesto politico più stabile, un complesso religioso sulla sommità del monte. In questa fase il sito era già pienamente cristianizzato, pur non assumendo ancora la configurazione di santuario nel senso propriamente istituzionale del termine. Le prime strutture dovevano probabilmente consistere in una modesta chiesa rupestre, ampliata soltanto nei secoli successivi fino alla formazione del complesso oggi identificato come santuario. Le fasi storiche più recenti risultano, invece, maggiormente documentate e interpretabili.

Il XII secolo
La fase di consolidamento del complesso può essere collocata intorno al XII secolo, periodo al quale risale anche la prima attestazione documentaria del sito. In un documento del 1131, infatti, viene menzionata una rupis Sanctae Mariae appartenente al feudo di Rofrano, testimonianza che conferma l’esistenza di un luogo di culto già strutturato. A supporto di tale ipotesi concorre inoltre la presenza di una statua lignea della Vergine riconducibile ai modelli tipici dell’iconografia bizantina. Particolarmente significativo appare il colorito scuro della Madonna, elemento che nel tempo ha favorito la diffusione dell’appellativo di “schiavina” e l’elaborazione di tradizioni leggendarie locali. Ulteriori aspetti iconografici meriterebbero un approfondimento specifico, soprattutto in relazione all’espressione del volto, alla resa del naso e alla postura della figura. La Vergine è infatti raffigurata in posizione seduta, con il Bambino sostenuto dal braccio sinistro, mentre il destro, proteso in avanti, sembra evocare un gesto di protezione e rassicurazione verso i fedeli.

Il complesso mariano oggi
Oggi il santuario si presenta come un complesso ben definito. Certamente, nel corso del tempo, si sono avuti notevoli ampliamenti e rifacimenti. L’elemento principale rimane la chiesa che custodisce la preziosa immagine della Madonna. In tutta la sua imponenza l’interno della chiesa si presenta suddiviso in tre navate. Quella centrale è collegata a quelle laterali tramite due file di possenti colonne in pietra. La volta, poi, si distingue per le decorazioni ad affresco. La nicchia in cui è posta la Vergine, si raggiunge tramite una gradinata collocata dietro all’Altare. La chiesa si affaccia sul piazzale su cui si trova pure la cappella di San Bartolomeo. Dietro ad essa, invece, percorrendo a ritroso la via di accesso al santuario, si trovano il convento e la foresteria che nei secoli, soprattutto nel corso del XIX e del XX, sono state realizzate per gestire al meglio questo importantissimo luogo di culto.
Fra le leggende…
Tra le tradizioni popolari legate al santuario si conservano numerose leggende che contribuiscono ad accrescere il valore simbolico e devozionale del luogo. Una delle narrazioni più antiche attribuisce la fondazione del santuario ad alcuni pastori che, guidati da un agnello, giunsero presso una grotta dove avrebbero rinvenuto l’immagine della Vergine. Particolarmente significativa, per la sua forte valenza religiosa e morale, è invece la leggenda dei due cavalieri. Secondo il racconto, durante una cavalcata sulla vetta del monte, uno dei due, di fede cristiana, si fermò in chiesa per rendere omaggio alla Madonna, mentre l’altro rimase all’esterno deridendo il compagno. Improvvisamente il cavallo di quest’ultimo si imbizzarrì dirigendosi verso il precipizio; il cavaliere, temendo la morte imminente, invocò allora l’aiuto della Vergine e l’animale riuscì miracolosamente a salvarsi balzando su una roccia. La tradizione identifica ancora oggi quel masso con l’impronta dello zoccolo del cavallo, ritenuta portatrice di fortuna se colpita con una moneta.
Novi Velia, la devozione
Oltre la leggenda, poi, rimane l’immensa devozione. Dalle seconda metà del Novecento, l’ultima domenica di maggio, la Madonna di Novi Velia con un rito solenne è svelata e restituita alla fede popolare. I pellegrini, riuniti in compagnie e capeggiate da stendardi e della caratteristiche cente, giungono ai piedi sulla sommità della montagna. Dopo i rituali tre giri intorno alla chiesa fanno ingresso nel Santuario in attesa di incrociare lo sguardo della Vergine Bruna che li accoglierà, come di consueto, fino alla seconda domenica di ottobre.
