Lu munacieddo, una ‘storica presenza’ nei racconti del Cilento

Lu munacieddo, una ‘storica presenza’ nei racconti del Cilento

Se si parla di leggende, inevitabilmente nel Cilento si parla anche del monaciello. Chi è questo simpatico personaggio che ha tormentato l’infanzia di tanti di noi? Domanda a cui è difficile dar risposta. In questo articolo, dopo aver brevemente accennato alle origini di questa ormai storica figura, tenteremo di capire in che modo è possibile risalire ai significati della sua esistenza. Concluderemo con alcuni episodi raccolti dalla tradizione orale.

L’origine

Considerando la notorietà e, soprattutto le fondamenta del popolare racconto, non è azzardato considerare il monaciello una narrazione storica. L’origine è antica e, anche solo tenendo presente la variante campana, parliamo di diversi secoli di storia. Alcuni studi sostengono che, il monaciello sia un personaggio realmente esistito. In particolare due sono le ipotesi principali. Una prima accezione riconduce la nascita del ‘monaciello’ alla prima metà del XV secolo. Secondo questa ipotesi, fu frutto di un amore contrastato. Le sorti del bambino avrebbero fatto il resto nella costruzione della leggenda. Tralasciando l’integrità del racconto, ci limitiamo solamente ai contorni al fine di poter analizzare la variante presente nel Cilento. Prima però è doveroso accennare alla seconda congettura. Il monaciello sarebbe colui che, per la sua statura, riusciva a calarsi nei pozzi. E da qui sarebbero nate le dicerie secondo le quali ‘appare’ e ‘scompare’ emergendo all’improvviso da un tombino.

monaciello
rappresentazione del munacieddo (foto Giuseppe Conte)

Lu munacieddo del Cilento

Se l’area partenopea racchiude una lunga tradizione legata a ‘o munciell, anche il Cilento vanta la sua copiosa letteratura. Il personaggio di cui ci occupiamo restituisce, parimenti all’intera area della Campania, una figura di piccola statura, succinta da un abito che richiama il saio dei monaci. Nell’onomastica cilentana, è confinato in due varianti: monaciello e munacieddo. In altre realtà, invece, sfuma fino a raggiungere folletti e gnomi, personaggi che in nessun modo appartengono alla tradizione cilentana. Al massimo diventa uno ‘spiritiello’. Sulla scia dell’origine napoletana però, potrebbe avere una sua paternità leggendaria anche nel Cilento. Qui, però, la contestualizzazione è sicuramente diversa. Si passa dall’ambiente cittadino a quello decisamente più bucolico. Di conseguenza, essendo il Cilento terra a vocazione soprattutto agricola, è facile intuire come la leggenda si sia fortificata ed abbia gettato le basi proprio in questi scenari. Tuttavia le azioni si consumano generalmente tra le mura domestiche.

Tra mistero e magia

Al di là della reale origine, qual è il significato di questa figura ormai mitologica? Difficile dare una risposta. Secondo le interpretazioni popolari, vi è un contrasto fra il bene e il male. O forse è il bene visto in una chiave dai risvolti atavici che a noi risulta di difficile comprensione. Per tentare di porre una qualche soluzione al mistero del munacieddo, facciamo ricorso ad alcuni episodi. Probabilmente non raggiungeremo la giusta soluzione ma riusciremo ad alimentare la curiosità anche dei più scettici. È certo invece che il munacieddo prediliga, come anticipato, gli ambienti domestici ma non disdegna l’aia e i campi. A questo punto bisogna capire il perché dei suoi dispetti che risuonano come vere e proprie malfatte. Mistero e magia si intrecciano. Nel momento in cui si assecondano le sue richieste, l’uomo non subirà alcun torto. Viceversa farà i conti con le sue burlesche vendette.

munacieddo
rappresentazione del munacieddo (foto Giuseppe Conte)

L’ora della zeppola

Dalle mie memorie salta fuori un singolare episodio raccontatomi da un’amica che abita alle pendici del Monte Stella. È significativo per il fatto di insistere in una realtà decisamente piccola. Apparentemente innocuo, il racconto tende a sdrammatizzare introducendo una scena di vissuto assai comune. L’ambientazione è la cucina in cui la massaia si ritrova a preparare le frittelle. A fine cottura, pone le zeppole nella scodella di fianco, e si accorge di un continuo ammanco. Ogni nuova frittella scompare non appena la massaia si preoccupa di procedere con la preparazione delle altre. All’improvviso, voltandosi d’impulso, scorge il munacieddo nel momento in cui ruba le zeppole. La donna, per lo spavento, si difende versando l’olio bollente contenuto nella padella sul ‘povero’ malcapitato. La reazione dello ‘sfortunato munacieddo’ è una scomunica verso la donna.

Nuove avventure: lu treppete

A mio parere questa è una delle circostanze più simpatiche nonché rappresenta uno spaccato piuttosto diffuso. Ci troviamo difronte ad una sorta di convivenza forzata. Diventa così, di fatto, un membro della famiglia. Gli inquilini della casa sono esasperati dalla presenza costante del munacieddo. Puntuale all’ora dei pasti si accomoda a tavola e con altrettanta puntualità si ritrova nel letto per la notte. Neanche a dirlo affianca il risveglio al mattino. L’unica soluzione è cambiar casa. L’estrema decisione pare essere risolutiva. Al giorno del trasloco, di buonora, ogni componente dalla famiglia prende i suoi averi e si è pronti alla partenza. Ed ecco immancabile il monaciello che, gioioso e ‘cu nu treppete’ sulle spalle esclama: si cambia casa!

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte è nato ad Agropoli (Sa) nel 1982. Si laurea in Lettere con una tesi sul dialetto cilentano, una delle principali tematiche trattate nei suoi lavori. Giornalista pubblicista, coltiva la sua passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Racconta il Cilento attraverso fatti e memorie. È ideatore e gestore del blog cilentoitalia e dal 2019 di lineacilento.it. Appassionato di gastronomia realizza volentieri articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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