Candelora, una ‘festa antica’: credenze popolari e suggestioni ancestrali

Candelora, una ‘festa antica’: credenze popolari e suggestioni ancestrali

La Candelora è una ricorrenza che si celebra il 2 febbraio alla vigilia di San Biagio. Scandisce un importante appuntamento per i cristiani e assume profondi significati anche nel mondo contadino. Il Cilento, a tal proposito, custodisce una grande letteratura che, nonostante lo scorrere del tempo, riesce ancora a padroneggiare sulla scena seppur sotto l’aspetto della credenza popolare.

La Candelora

La festa della Candelora ha origini antiche e la chiesa cattolica la ricorda il 2 febbraio. In origine la ricorrenza veniva celebrata il 14 febbraio a distanza di quaranta giorni dall’Epifania. Era l’occasione in cui si commemorava la ‘Purificazione della Vergine Maria’. Successivamente venne istituita come la festa della ‘Presentazione al Tempio di Gesù’. Il nome popolare, invece, che è quello che oggi si usa comunemente: vale a dire la Candelora. Trae origine dal vecchio rituale praticato durante la celebrazione. La funzione, infatti, è caratterizzata dalla benedizione dei ceri.

Candelora
Presentazione al Tempio di Gesù

Il denso significato della luce

E’ ben noto come la luce sia un elemento particolarmente significativo e denso di significati per i cristiani. Basti pensare alle diverse occasioni che prendono vita proprio rafforzando l’emblema della luce. Anche la Candelora chiaramente risente di questa gestualità. Non a caso, alla fine della celebrazione, la candela benedetta viene porta a casa e posta a protezione dell’ambiente domestico e, un tempo, dell’aia e dei campi.

La Candelora: il confine delle stagioni

La Candelora è sempre stata un riferimento importante nel panorama agro-pastorale. In particolare è il mondo contadino a risentirne fortemente giacché designava un punto strategico nel calendario popolare. Costituiva una linea immaginaria che metaforicamente divideva l’inverno dalla primavera, o meglio, era la data in cui la stagione fredda cedeva il posto alla nuova. Si predisponeva l’annata agraria, ma, soprattutto, il 2 febbraio si prevedevano ‘le sorti’ del tempo che avrebbero determinato la buona riuscita o meno del raccolto.

Il proverbio

Uno dei proverbi meteorologici più noti d’Italia recita quanno vene la Cannelora ra vierno simo fora ma si chiove o mena viendo quaranda juorni re maletiembo. Sono diversi i detti che richiamano le condizioni climatiche; gran parte non ha fondamenta scientifiche, ma si impone ugualmente nel panorama socio-culturale. Ciò accade in modo piuttosto evidente anche nel Cilento. La traduzione della celebre locuzione afferma: quando arriva la Candelora dall’inverno siamo fuori, ma se piove o tira vento avremo quaranta giorni di maltempo. Si tratta di un’affermazione tutt’altro che inequivocabile che lascia ampio spazio all’interpretazione.

un cesto di candele per la Candelora
cesto di candele (foto Giuseppe Conte)

Quanno vene la Cannelora… varianti e interpretazioni

Nel solo Cilento convivono diverse sfumature del celebre proverbio sulla Candelora. Spesso recano significati contrastanti tra loro. Lo stesso si ripete su scala nazionale. Sarebbe, dunque, difficile avvalorare la veridicità del proverbio, ma il fascino che ha il sapore di una sana e genuina trazione, non si scalfisce nemmeno con i legittimi dubbi che scaturiscono in una chiave di lettura moderna. Per questo motivo quell’alone quasi di mistero che ci può indurre facilmente a favoleggiare sui significati, rimane un tassello ben saldo nella tradizione del Cilento. Sarebbe auspicabile che continui a mantenere viva ogni forma di consuetudine nonostante la ‘libera interpretazione’.

Giuseppe Conte

Giornalista pubblicista, coltiva la passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Appassionato di gastronomia realizza volentieri articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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