Scauratieddi, la magia del Natale nel Cilento

Scauratieddi, la magia del Natale nel Cilento

Per antica tradizione gli scauratieddi si preparano la vigilia di Natale. Si tratta quasi di un rituale poiché, in passato, era il momento propizio anche per tramandarne la ricetta. E così, le brave massaie, insegnavano quest’arte anche ai più piccoli tra figli e nipoti.

Scauratieddi, la storia

La genesi degli scauratieddi affonda le radici in tempi decisamente lontani. Queste caratteristiche zeppole, che non possono mancare sulle tavole di Natale in tutto il Cilento, hanno un’origine incerta, ma con molta probabilità giunsero sulle coste campane moltissimi secoli fa attraverso la cultura dei greci. Racchiudono un significato denso e profondo che spesso sfugge ai cilentani stessi. Ciò è fortemente rimarcato nella forma finale che assume le sembianze dell’alfa e dell’omega, prima e ultima lettera dell’alfabeto greco. Facendo parte, poi, della gastronomia natalizia, è facile intuire un legame anche con il concludersi dell’anno e, dunque, richiamando l’espressività letteraria, indicano l’inizio e la fine.

scauratieddi
Scauratieddi (foto Michele Mazziotti)

Una lunga tradizione…

Al di là di ogni interpretazione sia storica che puramente culinaria, l’adattamento al contesto locale si è avuto fin dall’onomastica. Gli scauratielli, infatti, convivono con la forma scauratieddi e, più genericamente, con l’appellativo di “zeppole di Natale”. È evidente il passaggio da ‘ll’ latino a ‘dd’ del dialetto locale. Si tratta di una variante per nulla forzata e che rispecchia i canoni della lingua cilentana seppur, quest’ultima, non abbia una grammatica stabile. A differenza di altre preparazioni, poi, che si annoverano tra le tipicità della cucina locale, non presenta ulteriori sfumature, lasciando intuire proprio l’incerta origine.

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Scauratieddi (foto Michele Mazziotti)

Scaurattieddi, la ricetta

Fondamentale è la proporzione tra acqua e farina. Per prepararli bisogna far bollire l’acqua (teniamo come riferimento mezzo litro) unitamente a un rametto di rosmarino, la scorza grattugiata di arancia, limone e mandarino, mezzo bicchiere di vino biano e mezzo di olio evo. Raggiunto il bollore si elimina il rosmarino e si unisce in un sol colpo la farina (mezzo kg). Mescolare energicamente e portare via dal fuoco. Appena l’impasto si compatta e si stacca dalla pentola lo portiamo sul piano da lavoro leggermente unto di olio. Anche le mani vanno unte poiché l’impasto va lavorato caldo e velocemente. Si formano dei piccoli cilindri di pasta che si chiudono con le forme dell’alfa e dell’omega. Dopo averle fritte si passano nel miele o nello zucchero secondo varianti moderne.

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte è nato ad Agropoli (Sa). Si laurea in Lettere con una tesi sul dialetto cilentano, una delle principali tematiche trattate nei suoi lavori. Giornalista pubblicista, coltiva la passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Racconta il Cilento attraverso fatti e memorie. È stato ideatore e gestore del blog cilentoitalia e dal 2019 di lineacilento.it. Dal 2020 scrive per il ‘Quotidiano del Sud’. Appassionato di gastronomia realizza volentieri anche articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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