Quarantana, la Quarajesima del Cilento

Quarantana, la Quarajesima del Cilento
Quarantana o Quarajesima

Nel Sud Italia è stata molto diffusa l’usanza di realizzare una bambola di pezza che esprimesse la condizione della Quaresima. Si tratta dell’interpretazione del periodo cristiano che precede la Pasqua.

La personificazione della Quaresima

In tutto il Sud Italia vive ancora una tradizione antica legata alla Pasqua. Il Mercoledì delle Ceneri si prepara la “Quarantana”, che nel Cilento viene chiamata spesso “Quarajesima”. È una semplice bambola di pezza, fatta in modo povero e senza decorazioni, ma con un significato molto profondo. Si realizza con stracci e pezzi di stoffa avanzati, proprio per ricordare la povertà e il tempo di sacrificio che precede la Pasqua. Il suo aspetto semplice e un po’ triste rappresenta un periodo di silenzio, digiuno e riflessione. Secondo una credenza popolare, questa figura sarebbe la vedova di Carnevale, rimasta sola dopo la fine della festa, simbolo del mondo pagano. Nella tradizione cristiana, invece, la Quarantana invita a pensare alla morte di Gesù e al suo sacrificio. È un segno umile, ma ricco di significato, che unisce memoria, fede e cultura popolare del Sud.

La Quarantana e la sua raffigurazione

Alla base della bambola di pezza viene messa di solito un’arancia, nella quale sono infilate sette penne di gallina. Ogni domenica che precede la Pasqua se ne toglie una, come segno del tempo che passa e dell’attesa che si avvicina alla fine. Le sette penne rappresentano le settimane della Quaresima e accompagnano il cammino verso la resurrezione di Cristo. Quando arriva la Pasqua, la figura viene simbolicamente liberata dal dolore e dalla tristezza, perché la resurrezione porta speranza e nuova vita. Tra le mani la bambola tiene la conocchia, l’antico strumento usato per filare la lana. Questo oggetto richiama lo scorrere lento del tempo e invita alla preghiera e alla riflessione. Allo stesso tempo ricorda la vita semplice e rurale delle piccole comunità del Cilento e di tutto il Sud Italia, dove fede, tradizioni e lavoro quotidiano sono da sempre profondamente legati.

Dai davanzali e tra le vie..

Una volta preparato il fantoccio, veniva sistemato fuori dalla casa, appeso alla porta d’ingresso oppure lasciato penzolare dai davanzali delle finestre, così che tutti potessero vederlo. In tempi ancora più lontani, era esposto anche lungo le strade del paese, tra i vicoli e le piazze, come un segno visibile per ricordare a ogni passante che la Pasqua si stava avvicinando. La sua presenza silenziosa parlava a tutti, richiamando un tempo di attesa, riflessione e speranza. Oggi questa tradizione è meno diffusa rispetto al passato, ma nel Cilento continua a resistere. Anche se in forma più semplice e ridotta, conserva un significato profondo. Attraverso questa figura simbolica si mantiene vivo il ricordo di un mondo contadino fatto di fede, gesti umili e riti condivisi, un mondo che non è del tutto scomparso e che ancora racconta le radici del Sud.

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte è nato ad Agropoli (Sa). Coltiva la passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Racconta il Cilento attraverso fatti e memorie. È stato ideatore e gestore del blog cilentoitalia e dal 2019 di lineacilento.it. Appassionato di gastronomia realizza volentieri anche articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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