Cilento, la magia del Monte Stella: fascino e mistero nei lucernari di ferragosto

Cilento, la magia del Monte Stella: fascino e mistero nei lucernari di ferragosto

I villaggi della Stella sono disposti in modo quasi circolare a circa mezza altezza intorno alla storica montagna del Cilento laddove i boschi di castagno iniziano a cedere il posto alle coltivazioni domestiche. Oggi di rado si scorge qualche appezzamento coltivato a grano, ma restano in piedi grossi ulivi, talvolta secolari.

Monte Stella
Monte Stella

Riti pagani e precristiani: i lucernari

In questo contesto a raggiera, alla vigilia di ferragosto, si disponevano sui davanzali delle finestre piccoli lucernari in cui una flebile fiammella era alimentata dall’olio. Le lampade più antiche erano realizzate in pasta argillosa. Questi piccoli manufatti di terracotta erano praticamente presenti in ogni casa anche perché venivano utilizzati durante la traversata delle vie nelle ore di buio.

Cilento, l’offerta dell’olio

L’arcaicità del rituale risiede nell’utilizzo dell’olio. Seppur questo rito venisse ancora riproposto durante tutta la parte del primo Novecento parliamo di una consuetudine antichissima che ha radici indubbiamente pagane. Era un’invocazione affinché i frutti dell’olivo si colmassero di olio. Non a caso, fino a non molto tempo fa, in tal occasione ci si augurava un buon raccolto pronunciando le parole calasse l’uolio inda l’aulive.

Cilento, lucernari di ferragosto
Cilento, lucernari di ferragosto

L’unione indissolubile

Di certo è innegabile lo stretto legame tra l’antico e il nuovo. Tuttavia, pur non esistendo soluzione di continuità, è chiaro che l’incontro fra queste due espressività diametralmente opposte, abbia potuto incontrare difficoltà di interpretazione nei secoli passati. Oggi, quella che appare un’usanza cristiana, in verità, è solamente la prosecuzione di una lunga tradizione che affonda le origini nella notte dei tempi e si riflette in una terra dai mille volti.

Cilento, i focari del Monte Stella

Anzitutto va subito precisato che è improprio definirli tali. Si tratta, difatti, dei focari del Cilento considerando che il monte stesso ha assunto l’attuale denominazione soltanto in tempi relativamente recenti. I grandi falò che un tempo i pastori innalzavano al cielo significavano la fine dei principali cicli produttivi. Una danza di scintille si disperdeva rapidamente nell’aria gratificando quello spirito che aveva garantito la sopravviveva dell’uomo. Intorno all’anno Mille, poi, la cristianizzazione del pianoro posto sulla cima della montagna, trasformò velocemente quell’usanza pagana in un pegno devozionale operato in onore della Vergine Maria. Proprio in quell’epoca accettabilmente i fuochi risalirono verso la vetta. Dai casali si concentravano ora su quello straordinario terrazzo naturale avvolgendo in un abbraccio luminoso un paesaggio straordinario che, ben presto, tra l’altro, divenne fulcro economico con l’istituzione di importanti fiere.

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte è nato ad Agropoli (Sa). Si laurea in Lettere con una tesi sul dialetto cilentano, una delle principali tematiche trattate nei suoi lavori. Giornalista pubblicista, coltiva la passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Racconta il Cilento attraverso fatti e memorie. È stato ideatore e gestore del blog cilentoitalia e dal 2019 di lineacilento.it. Dal 2020 scrive per il ‘Quotidiano del Sud’. Appassionato di gastronomia realizza volentieri anche articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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