Cilento, ‘i lumi’ del ‘Monte Stella’ nella notte di ‘Ferragosto’

Cilento, ‘i lumi’ del ‘Monte Stella’ nella notte di ‘Ferragosto’

Nell’area del ‘Cilento Antico’ insistono vecchie tradizioni, in parte ormai confinate solo nella memoria. Spesso tra i racconti emergono le tracce di usanze che assumono i canoni di veri e propri riti legati soprattutto alla sfera silvo-pastorale, poi mutuati in ragione del rafforzamento cristiano. È il caso dei fuochi e dei lumi che venivano accesi la notte del 15 agosto, data popolarmente nota come ‘Ferragosto’. Trae origine da Feriae Augusti, un periodo di ‘pausa’ voluto da Augusto nell’Antica Roma.

Il Cilento nasce dal Monte Stella

Quello che oggi conosciamo come Monte Stella è stato un tempo il ‘Monte Cilento’. Da qui nasce la storia di questa sub-regione della Campania che fu parte parte dell’‘Antica Lucania’. Prima della nascita del Cilento, però, questa grande montagna ha potuto vantare secoli di storia che richiedono uno studio piuttosto impegnativo e complesso per poter restituire le sue vicende che hanno avuto origine in tempi antichissimi. Diversi studi, infatti, elaborati sulla base di importanti ricerche, hanno rilevato la presenza di un centro megalitico tra la sommità e il versante che guarda verso la valle dell’Alento, confermando la presenza dell’uomo già in tempi antichissimi. Le testimonianze archeologiche sono numerose e, via via che si attraversano i secoli, il territorio del Monte Stella restituisce una lunga tradizione fatta di centri fortificati e piccoli casali. Alle pendici della montagna si dispongono quasi ad anello piccoli paesi che identificano popolarmente il ‘Cilento Antico’.

Monte Stella
Monte Stella con i paesi del Cilento (foto Giuseppe Conte)

Cilento, tradizioni arcaiche

Un quadro sommario della storia del Monte Stella è assolutamente fondamentale per cogliere ogni aspetto di usanze e, in particolare, di tradizioni dal sapore ancestrale: quella dei lumi nella notte di Ferragosto. Parliamo di usi che hanno un’origine sicuramente arcaica e per questo giungono a noi solo in parte e comunque mai nella loro interezza. Questo impedisce di tracciare una chiara genesi di quei ‘focari’ che un tempo ardevano possenti e numerosi alla vigilia del 15 agosto intorno alla montagna. E poi vi sono quei piccoli lumi che, invece, resistono ancora, almeno nella memoria e sui davanzali di qualche finestra tra i vicoli dei piccoli paesi. Inoltre vi è la difficoltà oggettiva di porre un confine netto fra la lunga tradizione pagana e quella cristiana. I due mondi proprio nella data di Ferragosto, trovano un punto di passaggio che, tuttavia, può leggersi quasi come una naturale evoluzione per certi aspetti.

Riti pagani, precristiani e cristiani

La testimonianza della longevità dei rituali praticati in quest’area del Meridione d’Italia, è data dal susseguirsi senza soluzione di continuità dei riti che dal contesto pagano si affacciano sullo scenario cristiano. Quasi impercettibile la differenza di significato se non fosse per il naturale adattamento sopraggiunto nel corso dei secoli che ha determinato un unicum nella sostanza. Il culto per la Vergine Maria, che qui è venerata come ‘Madonna della Stella’, ha circa un millennio. La chiesetta posta sulla montagna ebbe origine intorno all’anno 1000. Alcuni secoli dopo risulta meta di pellegrinaggi, nel mese di agosto, ma anche in altre occasioni. Nello spiazzo antistante vi si tenevano alcune note fiere che alimentavano la devozione e gli scambi commerciali: qui dove lo sguardo facilmente intuisce che la Madonna sembra abbracciare il Cilento avvolgendo la montagna nel suo manto.

lume della Stella
antico lume (foto Antonio Migliorino)

Lumi e focari, la luce di ‘Ferragosto’

La notte che precede l’‘Assunzione di Maria’ diventa scenario di tradizioni ancestrali in cui è protagonista la luce. Fin dai tempi più remoti venivano accessi grandi falò con la chiara intenzione di affidarsi alla benevolenza degli Dei prima e della Vergine Maria poi. Si tratta di due impostazioni diverse in cui anche i significati sono in parte mutati. E nell’impossibilità di inquadrare correttamente il primo filone, ci soffermiamo solo sulla componente cristiana. I pastori accendevano i fuochi come segno di riconoscenza poiché il 15 agosto giungevano a conclusione diversi cicli produttivi. I lumi, alimentati ad olio, erano parimenti un gesto di ringraziamento, ma di carattere domestico, oserei dire più intimo legato al solo nucleo familiare. Sarebbe bello e interessante argomentate ancora proprio su questi ‘lumi’. Per ora, però, il mio racconto si conclude qui, dando la possibilità ad ognuno di noi di immaginare le proprie conclusioni.

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte è nato ad Agropoli (Sa) nel 1982. Si laurea in Lettere con una tesi sul dialetto cilentano, una delle principali tematiche trattate nei suoi lavori. Giornalista pubblicista, coltiva la sua passione per la scrittura attraverso contribuiti soprattutto di carattere culturale. Si occupa di tradizioni, con particolare attenzione alla componente religiosa, tramite ricerche originali e personali. Racconta il Cilento attraverso fatti e memorie. È ideatore e gestore del blog cilentoitalia e dal 2019 di lineacilento.it. Appassionato di gastronomia realizza volentieri articoli di cucina. Per contatti: info@lineacilento.it

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